Dir: /home/giorgioc/public_html/dancaliadancalia inesistente

PHOTOGRAPHY

Valutazione attuale: 5 / 5

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DANCALIA (1997)

Photos by Luca Lupi, Giorgio Cingolani

 

SPITI VALLEY (2001)

Photos by Luigi Vigliotti

 

MADAGASCAR (2001)

Photos by Luca Lupi, Giorgio Cingolani

 

NIGER. CULTO BORI DI POSSESSIONE. (2003)

 

HOTEL HOUSE (2005)

 

AMAZZONIA. NEL NOME DELLA MADRE TERRA. (2011)

Photos by Pino Bianco, Flavio Scarpacci, Giorgio Cingolani

HOMEWARD BOUND. SULLA STRADA DI CASA (2016)

 Photos by Giorgio Cingolani, Claudio Gaetani, Alessia Caputo

DOCENZE UNIVERSITARIE

Valutazione attuale: 5 / 5

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Università degli Studi di Macerata - Dipartimento di Scienze Politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali.

Laboratorio di linguaggio cinematografico A.A. 2016/2017

Prerequisiti

Nessuno.

Obiettivi del corso

Attraverso l'analisi di specifiche sequenze di film, si illustrerà la specifica grammatica e sintassi del linguaggio cinematografico. Tali conoscenze, fondamentali per la produzione di qualsiasi prodotto audiovisivo, sono altresì utili per diventare spettatori consapevoli.

Programma del corso

Il corso mostrerà cos'è un'inquadratura e di cosa si compone; cosa si intende per montaggio e tutte le sue varie possibilità; quale ruolo giocano gli elementi sonori (rumori, dialoghi, colonna sonora) in questo linguaggio principalmente visivo; quale ruolo lo spettatore sia chiamato a svolgere in una narrazione cinematografica.
Durante il corso saranno analizzate sequenze di film per verificare le conseguenze dell'osservanza delle regole del linguaggio ma anche le risorse insite di una consapevole trasgressione delle stesse.

Testi (A)dottati, (C)onsigliati
  • 1.  (A) Rondolino Gianni, Tomasi Dario Manuale del film. Linguaggio, racconto, analisi. Lindau 2011 » Pagine/Capitoli: 430
  • 2.  (C) Alonge Giaime Il cinema. Tecnica e linguaggio. Un'introduzione. Kaplan 2011 » Pagine/Capitoli: 160
  • 3.  (C) Jullier Laurent Il cinema. Tecnica e linguaggio. Un'introduzione Kaplan 2011 » Pagine/Capitoli: 176
Altre informazioni / materiali aggiuntivi

Agli studenti sarà consigliata la visione di specifiche opere filmiche.

Metodi didattici
  • Gli studenti assisteranno a lezioni frontali che spiegheranno gli elementi centrali della grammatica e della sintassi cinematografica.
    durante le lezioni ci si avvarrà anche della visione e analisi di specifiche sequenze di opere filmiche.
Modalità di valutazione
  • Il docente, attraverso una verifica orale, valuterà la padronanza degli elementi centrali del nuovo linguaggio appreso, incentivando gli studenti a presentare proposte di analisi di sequenze filmiche pertinenti alle indicazioni ricevute.
    gli studenti non frequentanti possono sostenere l'esame secondo il programma stabilito, ma sarebbe opportuno contattare il docente per avere indicazioni più precise sulla bibliografia, sulle opere filmiche analizzate a lezione e sulle modalità d'esame.
Lingue, oltre all'italiano, che possono essere utilizzate per l'attività didattica

Inglese/Francese

Lingue, oltre all'italiano, che si intende utilizzare per la valutazione

Inglese/Francese

 

Università degli Studi di Macerata - Facoltà di Beni Culturali di Fermo.

ANTROPOLOGIA CULTURALE A.A. 2009/2010

  • CFU 6
  • Prerequisiti

Non sono richiesti prerequisiti o propedeucità di nessun genere.

  • Obiettivi formativi

Il corso si propone come introduzione agli studi demoetno-antropologici e intende fornire una valida base di conoscenze relative alla diversità e ai dinamismi culturali, alle differenze etniche e di genere. Lo studente avrà, inoltre, modo di prendere coscienza dei problemi teorico-metodologici che la disciplina affronta nella sua azione di ricerca. Il corso prevede, infatti, una parte dedicata alla formazione all’osservazione etnologica sul terreno di ricerca.

  • Programma del corso

Il corso affronta due distinte parti tematiche:
una prima parte riguarda un percorso di carattere storiografico e di approfondimento critico di concetti fondamentali come quello di cultura fornendo strumenti utili per la comprensione di fenomeni socio-culturali caratterizzanti la contemporaneità delle società complesse. Una seconda parte s’interroga sul ruolo dell’antropologo nella società moderna e si occuperà di fornire strumenti di analisi antropologica sul terreno, un quadro teorico e metodologico riguardo le problematiche legate all’osservazione etnografica critica, riguardo il praticare la ricerca e infine, narrare la ricerca. Particolare attenzione verrà posta anche alla definizione, archiviazione e catalogazione dei beni demoetno-antropologici. Le lezioni saranno integrate dalla visione e dalla discussione di documentari etnografici; ampio spazio sarà dato alla discussione e al dibattito su temi della contemporaneità di particolare interesse per gli studenti. Durante lo svolgimento del corso saranno forniti materiali e dispense riassuntive a cura del docente.
I non frequentanti dovranno portare tutti i testi indicati in bibliografia. Gli studenti frequentanti e non frequentanti hanno la possibilità, concordando con il docente, di scrivere un breve elaborato critico su un tema affrontato nell'ambito del corso e presentarlo al colloquio.
Per fasce di CFU superiori a 6 crediti si concorderà una lettura di approfondimento con il docente.

  • Testi (A)dottati, (C)onsigliati
  • 1.  (A) Ugo Fabietti Storia dell'Antropologia Zanichelli 1991 » Pagine/Capitoli: esclusi capitoli 11,14,17,19,20 e sezione testi esemplari
  • 2.  (A) Marco Aime Il primo libro di Antropologia Einaudi 2008
  • 3.  (A) G.L. Bravo, R. Tucci I beni demoetno-antropologici Carocci 2006
  • 4.  (A) James Clifford I frutti puri impazziscono. Etnografia, letteratura e arte del XX secolo. Bollati boringhieri 1999
  • 5.  (A) J. Clifford, G. Marcus Scrivere le culture. Poetiche e politiche dell'etnografia. Meltemi 2005
  • 6.  (A) Jean-Loup Amselle Logiche Meticce Bollati boringhieri 1999
  • Altre informazioni / materiali aggiuntivi

Le lezioni saranno integrate dalla visione e dalla discussione di documentari etnografici; saranno forniti materiali e dispense riassuntive a cura del docente.
Gli studenti frequentanti potranno scegliere due testi tra i seguenti tre inseriti in bibliografia:
- J. Clifford, I frutti puri impazziscono. Etnografia, letteratura e arte del XX secolo, Bollati Boringhieri, Torino 1999
- J. L. Amselle, Logiche Meticce, Bollati Boringhieri, Torino 1999
- J. Clifford, G. Marcus, Scrivere le culture. Poetiche e politiche dell'etnografia, Meltemi, Roma 2005
I non frequentanti dovranno portare tutti i testi indicati in bibliografia. Gli studenti frequentanti e non frequentanti hanno la possibilità, concordando con il docente, di scrivere un breve elaborato critico su un tema affrontato nell'ambito del corso e presentarlo al colloquio.
Per fasce di CFU superiori a 6 crediti si concorderà una lettura di approfondimento con il docente.

Università degli Studi di Macerata - Facoltà di Beni Culturali di Fermo.

ANTROPOLOGIA CULTURALE A.A. 2010/2011

  • CFU 6
  • Prerequisiti

Non sono richiesti prerequisiti o propedeucità di alcun genere.

  • Obiettivi formativi

Il corso si propone come obiettivo la formazione di studenti affinché uniscano ad un sapere etnologico (relativo alle diversità culturali rilevabili sia nello spazio, sia nel tempo) un sapere teorico (offerto dall'antropologia culturale e dalle altre scienze umane e sociali) e un sapere propriamente metodologico (ricerca etnografica, analisi comparativa).

  • Programma del corso

Il corso si propone come obiettivo la formazione di studenti affinché uniscano ad un sapere etnologico (relativo alle diversità culturali rilevabili sia nello spazio, sia nel tempo) un sapere teorico (offerto dall'antropologia culturale e dalle altre scienze umane e sociali) e un sapere propriamente metodologico (ricerca etnografica, analisi comparativa).
Gli studenti che affronteranno il corso in "Antropologia culturale" dovranno pertanto acquisire:
a) conoscenze adeguate (di carattere sia teorico, sia etnografico) nel campo delle discipline demoetno-antropologiche;
b) conoscenze nell'impiego dei metodi etnografici e nell'analisi comparata delle culture;
c ) adeguate competenze teoriche e metodologiche nel campo della ricerca sociale, con particolare riferimento ai contesti organizzativi e associativi di interazione culturale;
d) adeguate competenze nel campo della comunicazione e della gestione dell'informazione.

Il corso propone una prima parte d'introduzione all'antropologia culturale e di approfondimento storiografico e critico nei confronti di concetti fondamentali come quello di cultura fornendo strumenti utili per la comprensione di fenomeni socio-culturali caratterizzanti la contemporaneità.
La seconda parte è incentrata sulla funzione del rituale nelle società umane:
Introduzione al rito. Che cos’è un rito. Riti e rituali. Rituali e cultura.
Il rito e il teatro. Sé e rappresentazione.
I riti contemporanei. Studio dei rituali. Riti individuali e collettivi.
La funzione del rito. Rito come processo.

Le lezioni saranno integrate dalla visione e dalla discussione di documentari etnografici;

Indicazioni per l’esame:

Gli studenti che hanno seguito il corso si prepareranno su:
Parte generale:

1) appunti del corso e le sintesi delle lezioni, dispense a cura del docente.
2) M. Pavanello, Fare antropologia. Metodi per la ricerca etnografica. Zanichelli, Bologna 2010
3) G.L. Bravo, R. Tucci, I beni culturali demoetno-antropologici, Carocci, Roma 2006

Parte monografica:

Studi sul rituale
Il rito in generale
Estratti da:
Martine Segalen, Riti e rituali contemporanei, Il Mulino, Bologna 2002.
P. Scarduelli (a cura di), Antropologia del rito. Interpretazioni e spiegazioni, Bollati Boringhieri,
Torino 2007

Un testo a scelta tra i seguenti:
Ernesto de Martino, La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud, Il Saggiatore, Milano 2008 (edizione con dvd)
Stanley Tambiah, Rituali e cultura, il Mulino, Bologna 1997.
Aby Warburg, Il rituale del serpente. Una relazione di viaggio, Milano, Adelphi 1998
V.W. Turner, Antropologia della performance, Il Mulino, Bologna, 1993;
Saranno messi a disposizione anche parti del testo in corso di stampa del Prof. Cingolani Giorgio “Possessione, afflizione, guarigione: le messe di liberazione e guarigione” edito da Armando Siciliano

  • Testi (A)dottati, (C)onsigliati
  • 1.  (A) M. PAVANELLO Fare antropologia. Metodi per la ricerca etnografica Zanichelli 2010
  • 2.  (C) G. L. BRAVO - R. TUCCI I beni culturali demoetno-antropologici Carocci 2006
  • 3.  (A) M. SEGALEN Riti e rituali contemporanei Il mulino 2002 » Pagine/Capitoli: parti scelte a cura del docente
  • 4.  (A) P. SCARDUELLI (a cura di) Antropologia del rito. interpretazioni e spiegazioni Bollati boringhieri 2007 » Pagine/Capitoli: parti scelte a cura del docente
  • 5.  (C) E. DE MARTINO La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud. Il saggiatore 2008
  • 6.  (C) S. TAMBIAH Rituali e cultura Il mulino 1997
  • 7.  (C) A. WARBURG Il rituale del serpente Adelphi 1998
  • 8.  (C) V. W. TURNER Antropologia della performance Il mulino 1993

GIORGIO CINGOLANI regista e sceneggiatore

Valutazione attuale: 5 / 5

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CHI É GIORGIO CINGOLANI

Giorgio Cingolani è un Antropologo, regista e sceneggiatore recanatese. Si è laureato in Lettere Moderne presso l'Università di Macerata, con una tesi di laurea in Storia delle Religioni sulla popolazione nomado-pastorale etiope degli Afar, dopo un lavoro di ricerca sul campo nel deserto della Dancalia realizzato alla fine del 1997.

Successivamente ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in HUMAN SCIENCES (Behaviour and Social Relations Sciences) presso l´Università di Macerata.

Ha insegnato Antropologia Culturale dal 2006 fino al 2011 presso l’Università di Macerata nella Facoltà dei Beni Culturali di Fermo e in Laboratorio di Linguaggio Cinematografico presso l'Università di Macerata per l'A.A. 2016/17.

Oltre ad aver svolto numerosi laboratori didattici cinematografici nelle scuole e per associazioni culturali, è stato ideatore e coordinatore scientifico e artistico di 4 progetti scolastici finanziati nell’ambito del bando ministeriale Cinema per la scuola MIBACT – MIUR nel 2018-19 e 2019-20.

Ha partecipato in qualità di relatore a numerose conferenze scientifiche come antropologo e regista in Italia e all’estero.

Dal 2001 ad oggi ha realizzato in forma autonoma o in collaborazione con enti di ricerca e studiosi, alcune ricerche etnografiche, storico religiose e film documentari in vari paesi del mondo: Etiopia, Tibet, Valle di Spiti (India), Nepal, Madagascar, Niger, Amazzonia Peruviana. Lavora da anni in qualità di antropologo e regista in progetti scientifici, cinematografici e sociali nell’ambito delle periferie urbane marchigiane (Hotel House, quartiere Archi Ancona, Lido Tre Archi di Fermo) collaborando con enti e istituzioni universitarie, enti pubblici, cooperative sociali e associazioni onlus.

Inoltre è stato ideatore e direttore dei due numeri unici della rivista di studi antropologici e di antropologia visuale “Etnografie” edita da Armando Siciliano Editore.

Le sue pubblicazioni includono saggi accademici, libri, film, documentari e sceneggiature.

Attualmente è impegnato in qualità di regista, autore del soggetto e della sceneggiatura, nella realizzazione del mio primo lungometraggio di finzione dal titolo “Neve e sangue” prodotto dalla ARBASH scarl e nello sviluppo del progetto cinematografico dal titolo provvisorio "Vita Mannara".

NEWS

Progetti cinematografici attualmente in pre-produzione

NEVE E SANGUE

In un paese alle pendici dei Monti sibillini a due anni da una terribile serie di eventi sismici che ha distrutto gran parte dei paesi del territorio montano, l’anziano allevatore Giuseppe, ormai ottantenne, vive isolato in una vecchia casa colonica e si appresta ad affrontare l’arrivo di un nuovo inverno in condizioni precarie con i suoi animali. Le circostanze avverse, la ricostruzione che tarda a iniziare, la latitanza della politica nel dare risposte agli allevatori rimasti senza stalle e la prospettiva di dover resistere all’ennesimo rigido inverno, obbligano Giuseppe a valutare una scelta dolorosa: per permettere ai suoi animali di sopravvivere, potrebbe scendere a patti con Alfredo Moretti, ricco sindaco e imprenditore del paese, che vorrebbe acquistare la sua proprietà per sviluppare un grande progetto speculativo nel tentativo di risollevare l'economia del territorio. Giuseppe è sul punto di cedere quando il destino lo chiama a confrontarsi con una realtà drammatica di sfruttamento che lo convince a resistere ancora. Perché anche quando il destino sembra scritto, si può scegliere da che parte stare e cambiare il corso degli eventi. 

Opera tutelata su patamu.com con numero registro 69262 e rilasciata con licenza Tutti i diritti riservati.

SCHEDA FILM:

TITOLO PROVVISORIO: NEVE E SANGUE

PRODUZIONE: ARBASH di Pasquale Scimeca e Linda Di Dio

GENERE: drammatico

REGIA: Giorgio Cingolani

LOCATION PRINCIPALE: Foce di Montamonaco, Lago di Pilato, Ussita, Visso, Castel Sant'Angelo sul Nera, Piana di Castelluccio) nelle Marche

LINGUA: Italiano, dialetto marchigiano

  

A.O.I.

Un film documentario sul Porto di Ancona, non-luogo, spazio di frontiera e crocevia di vite.

SCHEDA FILM:

TITOLO PROVVISORIO: A.O.I.

GENERE: documentario

REGIA: Giorgio Cingolani

FORMATO: 4K

ASPECT RATIO: 16:9 – 2.35:1

DURATA: lungometraggio

 

FILM USCITI IN SALA NEL 2016

HOMEWARD BOUND - SULLA STRADA DI CASA (2016)

Regia di Giorgio Cingolani e Claudio Gaetani

VISITATE IL SITO DEL FILM "Homeward Bound - Sulla strada di casa" realizzato da Elisabetta Mosca al seguente link:
http://www.giorgiocingolani.com/homewardbound

Sul sito trovate tutte le informazioni sul progetto sociale e cinematografico sviluppato con ragazzi adolescenti che vivono all'interno del condominio multietnico Hotel House di Porto Recanati (MC).

 

 

ARTICOLI IN EVIDENZA

“A che ora è la fine del mondo?”

di Giorgio Cingolani (31 Luglio 2020)

Il 23 gennaio 2020 l’Orologio dell'apocalisse (Doomsday Clock[1]) è stato regolato dagli scienziati della rivista Bulletin of the Atomic Scientists dell'Università di Chicago, 20 secondi in avanti arrivando ad appena 100 secondi dalla mezzanotte che, metaforicamente, rappresenterebbe la fine del mondo e il pericolo dell’estinzione dell’umanità. Dopo l’emergenza globale ed estesa del Covid, è facile pensare che, nel 2021, ci sarà un ulteriore spostamento delle lancette verso il Doomsday. Questa notizia mi ha fatto venire in mente la famosa trasmissione radio La guerra dei mondi di Orson Welles che, nel 1938, scatenò il panico in tutti gli Stati Uniti d’America, facendo pervenire innumerevoli telefonate al centralino del New York Times. In particolare, le cronache dell’epoca riportano la chiamata di un uomo che chiese preoccupato: A che ora è la fine del mondo?

Ormai, le catastrofi ordinarie e quotidiane, locali e globali sono paventate come se fossero sempre più prossime e inevitabili e appaiono, con toni sempre più allarmistici e preoccupanti sui media, costantemente evocati come se la fine, ossia il limite e l’imperfezione, sotto forma di fragilità delle nostre vite, siano qualcosa che impedisce la vita e, invece, ne è l’essenza. Come la diversità delle specie viventi ne è la linfa vitale. La nostra idea folle di pensare di essere posti su una linea di crescita esponenziale e inarrestabile, fatta di sempre nuove acquisizioni, insieme all’idea del progresso come processo ascendente, teso a migliorare automaticamente e sistematicamente la vita delle persone, ha allontanato dalla coscienza e consapevolezza collettiva, tutti gli aspetti “negativi”, come la morte, la malattia, il dolore, l’invecchiamento. Svuotata del concetto di tempo e di scadenza, di perdita e di precarietà, anche la vita individuale perderebbe ogni progettualità, ogni tensione alla perfettibilità o al miglioramento di sé all’interno della società e di conseguenza all’interno del ambiente naturale in cui viviamo.

“Le magnifiche sorti e progressive[2] che Giacomo Leopardi non ha timore di deridere e criticare, poggiano sulla convinzione che l’universo abbia per fine l’uomo e questo antropocentrismo carico di superbia, che si potrebbe etichettare come narcisista, ci fa scambiare il concetto di crescita e di sviluppo come sinonimi di concetti contro i quali dovremmo, invece, trovare il coraggio di combattere: produttività, efficienza, competizione e competitività cui si accompagna la percezione dell’aggressività come valore, l’incapacità di ascolto e la mancanza di empatia, l’assenza di dialogo. A ciò si aggiunge una totale assenza di una collettività intellettuale che interagisca con la sfera politica per unire le forze nel tentativo di comprendere e migliorare il mondo in cui viviamo e prendere decisioni sui bisogni effettivi delle persone. La cultura stessa, invece, sembra ormai diventata solo mero strumento di notifica di ciò che ci è stato tramandato, ciò che è stato detto anteriormente e, di fronte alla complessità del presente e ai cambiamenti e stravolgimenti del mondo contemporaneo, rimane senza risposte, senza soluzioni.

La crisi seguita alla diffusione del COVID19 è una crisi globale ed è proprio questa sua natura che rende evidente la fragilità del nostro modello di sviluppo e di vita. Allo stesso tempo, la diffusione del virus e il conseguente lockdown esteso in molti paesi, hanno permesso di far emergere qualcosa che ai più era poco evidente, e cioè, che esiste davvero un sistema economico mondiale, ma che non è impossibile fermarlo (come ci hanno fatto credere per decenni) o almeno rallentarlo per scendere (perché no?), o tentare di cambiare direzione, senza per forza andare fuori strada.

Ci si interroga sul “futuro”: cosa cambia adesso? Come vivremo d’ora in avanti? Domande oziose che non entrano nel nocciolo della questione: che da un punto di vista psicologico “siamo più preparati alla fine del mondo che alla fine del capitalismo”[3]. Il senso di paura che ci ha pervasi non è legato, infatti, solo alla possibilità di non riuscire a superare le crisi cui siamo stati esposti, ma molto di più al senso di impreparazione generale, al vuoto che ne è conseguito per la paura di perdere radicate e appaganti abitudini (per di più con la netta sensazione della futilità e inutilità delle stesse, indotte come sono, per la maggior parte, da uno stile di vita consumistico e dalla ricerca continua di svago e distrazione) e dalla netta percezione che chi governa i nostri destini non sia stato in grado di affrontare l’emergenza, lasciando esposte e vulnerabili alle conseguenze più estreme le persone più deboli e fragili da un punto di vista economico e sociale. Di contro, però, abbiamo forse preso coscienza, una volta per tutte, che il sistema economico mondiale in cui viviamo non ha alcun progetto per il nostro futuro e non può immaginare alcun futuro al di là di se stesso.

Eppure, da più parti si è auspicato che il virus potesse essere la grande occasione che aspettavamo per cambiare finalmente la nostra vita e il mondo in cui viviamo, anche se c’è chi invece vede in esso una formidabile possibilità di fare pressione per potersi sbarazzare di ciò che rimane dello stato sociale, della rete di sicurezza per le persone più marginali e povere, di quello che rimane delle normative per la tutela dell’ambente e così via.

Da dove ripartire allora? Quale modo scegliamo di stare dentro la vita e come vogliamo agire? Un segnale importante è che, in assenza di un nemico in carne ed ossa da combattere vis a vis, quando gran parte della popolazione era confinata in casa, dopo un primo momento di spaesamento e disorientamento, ci si è scoperti bisognosi degli altri e pronti ad aiutare gli altri, perché tutti conosciamo persone chiuse in casa da sole che non avevano il necessario per mangiare e andare avanti, oppure persone sole che cercavano di non impazzire, tutti conosciamo persone con situazioni familiari difficili che la segregazione in casa ha peggiorato, tutti conosciamo qualcuno che si è ammalato o che ha perso un familiare. Quando si parlava di crisi apocalittiche o fine del mondo non si immaginava certo questo. D’improvviso, tutti abbiamo avuto il modo di pensare e riflettere su noi stessi, sulle nostre vite e su ciò che vorremmo che venisse fatto, o quello che sarebbe necessario venisse fatto, per migliorare la nostra condizione di vita. Si è fatta avanti la richiesta, la pretesa di un mondo migliore. Dove eravamo mentre tutto questo accadeva? Il futuro d’improvviso è passato qui, davanti ai nostri occhi, ma il futuro non è speranza e non è il tempo della nostra salvezza. Il futuro è il tempo che sarà, il tempo che passa, nient’altro. Non arriverà nessuno a risolvere i nostri problemi. Il covid è solo uno dei problemi che attraversano il mondo e come gli altri non sparirà molto presto, ma quello che stiamo vivendo non deve essere il momento per trovare il senso della vita, o per scoprire se stessi, ma è il momento di agire politicamente, parlare del valore etico e morale delle nostre azioni e scelte, recuperando il senso critico ed evitando il conformismo, tenendo bene a mente, come scriveva Carlo Levi, che la paura è il contrario della libertà.

note

[1] L’'orologio dell'Apocalisse' (Doomsday clock)  è una iniziativa creata nel 1947 dagli scienziati della rivista Bulletin of the Atomic Scientists dell'Università di Chicago che consiste in un orologio metaforico che misura il rischio di una ipotetica fine del mondo a cui l'umanità è sottoposta.

[2] https://online.scuola.zanichelli.it/testiescenari/files/2009/05/pp976-983.pdf

[3] È uno degli slogan coniato ai tempi delle proteste del movimento Occupy Wall Street.



 

VIAGGIO DANCALIA febbraio 2018

Valutazione attuale: 5 / 5

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VIAGGIO NEL DESERTO DELLA DANCALIA (ETIOPIA)

Spedizione geologica, vulcanologica e antropologica

Formazione sul campo su reportage e documentario etnografico

ISCRIZIONI APERTE PER CHI VUOLE PARTECIPARE AL VIAGGIO

Sono aperte le iscrizioni per la partecipazione al viaggio nel deserto della Dancalia in Etiopia che verrà effettuato a febbraio del 2018. Tra coloro che manifesteranno interesse a partecipare verrà effettuata una selezione per comporre il gruppo dei partecipanti. Il viaggio è rivolto a studiosi, ricercatori, filmaker, fotografi ed appassionati di cinema documentario ed è volto alla formazione sul campo nella realizzazione di reportage fotografici, realizzazione brevi video di antropologia visuale o documentari etnografici da girare nel territorio del deserto Dancalo a contatto con la popolazione nomado-pastorale Afar e sul vulcano Erta Ale.

Come raccontare l’esperienza di viaggio e la vita quotidiana di una popolazione nomade africana attraverso il linguaggio del cinema documentario o del reportage fotografico?

All’interno del percorso previsto nel viaggio e curato da Giorgio Cingolani e Luca Lupi si cercherà di rispondere a queste domande, affrontando le varie fasi di realizzazione di un breve reportage o documentario: dalla definizione del soggetto all’organizzazione del progetto, dall'approccio con le popolazioni locali agli aspetti logistici e tecnici, dalle riprese audiovisive o fotografiche alla discussione del lavoro con la supervisione dei due curatori del progetto.

I partecipanti avranno la possibilità di confrontarsi con una realtà particolare – quella del deserto, del fenomeno vulcanico, del lavoro e della vita quotidiana di una popolazione africana in uno dei luoghi e paesaggi più straordinari dell'intero pianeta – storicamente segnata da un'autoisolamento geografico, dalla presenza di forti pressioni esterne, da fenomeni di turismo (oggi la Dancalia è meta turistica molto diffusa e ciò ha prodotto cambiamenti significativi) e scientifico, da un rapporto con l'Italia e l'occidente che risale a più di due secoli di storia.

Numero partecipanti
  10min – 15 max

Requisiti dei partecipanti
Il viaggio è indirizzato a tutti, viaggiatori, ricercatori e studiosi, registi, videomakers e fotografi.

Non è richiesta nessuna preparazione specifica ma è auspicabile che i partecipanti abbiano svolto in precedenza esperienze nell’ambito del viaggio in aree remote ed estreme.
È auspicabile, ma non obbligatorio, che i partecipanti possiedano attrezzatura personale per riprese video (telecamere HD).

Modalità di iscrizione
Le iscrizioni al viaggio chiudono il 30 novembre 2016.

Per richiedere l’iscrizione al viaggio è necessario inviare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando:  nome, cognome, luogo e data di nascita, luogo di residenza, allegando CV o note curriculari e indicando le motivazioni che vi hanno spinto alla richiesta di partecipazione.

Per info sul viaggio e sui costi di partecipazione telefonare al n. 3487401308 oppure inviare una email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

ITINERARIO DI VIAGGIO

(durata 19 giorni – 18 notti)

 

Programma di base
1– Roma – Addis Abeba, trasferimento in macchina adAwash
- Visita il parco nazionale di Awash
- Cena e pernottamento ad Awash falls lodge
2 - Awash verso Asayta, antica capitale sultanato Afar, visita mercato etc..
pernottamento hotel locale (molto spartano)
Pernottamento ad Basha Amare hote
3 - Asayta,
- Giornata dedicata alla splorazione dei villaggi dancali al intorno del fiume
Awash
Pernottamento ad Basha Amare hotel
4- Asayta trasferimento lago Afrera, visita saline etv.. (campo sul bordo del lago)
Pernottamento in tenda
5- Afrera trasferimento Erta Ale, salita nel tardo pomeriggio (campo sul vulcano)
Pernottamento in tenda
6 – Erta Ale (campo sul vulcano)
Pernottamento in casa local Afar
7 –Erta Ale - Waideddo Arrivo per l`ora di pranzo. Nel tardo pomeriggio
esplorazione i villaggi che si trovona a torno.
8 – Waideddo - Amhed Ela, visita veloce ad Assale etc..
Pernottamento in casa local Afar
9– Amhed Ela , collina di Dallol, laghi giallo e lago nero, canyon, ritorno ad Amehd
Ela, campo
Pernottamento in casa local Afar
10 – Amhed Ela, Piana del Sale e lavorazione , ritorno ad Amehd Ela, campo
Pernottamento in casa local Afar
11 – Amhed Ela- giornata dedicata alla visita della vita dei carovanieri
12--Ahamedila-giornata dedicata alla visita della vita dei carovanieri
13--Ahamedila- Assabolo –Melabiday ( Tornano ad Addis Abeba) Rimangono
2 Jeep una per emmergenza e altra per la logistica
14--Melabiday
15--Melabiday
16--Melabiday
17—Melabiday ( Pernottamento in tenda a Melabiday)
18--Melabiday--Mekelle--Addis Abeba
19--Addis Abeba -City tour--Departure at 11.55

il programma, nel corso di svolgimento, potrebbe subire per motivi organizzativi modifiche nella sequenza delle visite ma non nei suoi contenuti.

 

LA PARTE ANTROPOLOGICA (antropologia visuale e reportage documentario)

Il viaggio comporta l’adesione ad un approccio nei confronti del paese e delle popolazioni e persone che incontreremo e che ci accompagneranno, che prevede il rispetto assoluto di alcune norme di comportamento e di relazione con l’altro.

Il viaggio sarà un tramite per imparare ciò che l’antropologia ci ha insegnato sulla relazione con l’altro, nella necessità di rendersi consapevoli delle contraddizioni della logica distorta che abbiamo instaurato con le popolazioni locali attraverso lo sviluppo del turismo di massa e per imparare quindi a relazionarci in un modo più appropriato e dignitoso con i gruppi umani che ci ospiteranno.

I temi che affronteremo e che saranno al centro della parte antropologica del viaggio ci permettono di compiere una sorta di percorso formativo che ci porterà ad una maggiore conoscenza di alcuni aspetti e temi fondamentali dell’antropologia come, ad esempio: la relazione con l’altro, l’antropologia visuale o come si fotografa o come si effettuano riprese nel rispetto della comunità che ci ospita, la raccolta dati, come si fa un’intervista antropologica o biografica, quali sono gli elementi utili a comprendere meglio la realtà sociale e culturale della comunità studiata, come si fa un turismo che rispetta l’altro imparando a crescere come viaggiatore e cittadino, la responsabilità del viaggiatore, la partecipazione della popolazione locale al racconto di sé, la scoperta delle peculiarità sociali e culturali del gruppo umano con il quale conviviamo per qualche giorno, la relazione umana e lo scambio, l’accoglienza come forma di relazione umana basilare e universale (la relazione può continuare anche al ritorno, ad esempio, con l’invio di alcune stampe fotografiche alla persone che ci hanno ospitato e che si sono prestate a farsi fotografare o riprendere in video ).

I partecipanti potranno effettuare

1)    un proprio progetto fotografico o video (antropologia visuale) sotto la guida del responsabile della parte antropologica Giorgio Cingolani e della guida Luca Lupi per gli aspetti logistici e per la parte vulcanologica e geologica.

2)    Collaborare alla missione di ricerca antropologica.

3)    Effettuare propri rilievi e raccolta dati per scopi di ricerca.

 

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